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    arg, there be space here
    Ven - Giugno 10, 2005

    Non proprio Teletrasporto come accade nelle serie Trek, ma una sorta di dono dell'ubiquità, come? Due scienziati spiegano il funzionamento sulla rivista "New Scientist". 

    Presto il dottore di famiglia non sarà più costretto a visitare i pazienti nelle loro abitazioni, ma ciò non significa che non potrà assisterli direttamente. Un'incongruenza? No, se Seth Glodstein e Todd Mowry della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Usa) riusciranno nel loro intento di far sì che un qualunque oggetto possa essere ricreato in un ambiente anche lontano dal punto in cui si trova.

    I due ricercatori hanno forse scoperto il modo di teletrasportare gli oggetti alla Star Trek? Niente di tutto questo. Glodstein e Mowry, stanno lavorando ad un progetto - presentato sul settimanale inglese New Scientist che esce oggi - dovrebbe dare vita a un nuovo materiale composto da microcomputer, grandi non più di un milionesimo di metro, in grado di auto-organizzarsi, così da potersi attaccare l'uno con l'altro in modo intelligente.

    Così facendo potrebbero dare origine a oggetti repliche di altri dai quali hanno ottenuto informazione della loro struttura via Internet, dopo che gli originali sono stati scannerizzati e trasformati in figure virtuali. I ricercatori chiamano questo processo "claytronics" e le microparticelle "catoms".

    I risvolti potrebbero essere inimmaginabili. Si potrebbe stare seduti in casa propria mentre un dottore "clatronico" viene a far visita, prende i dati necessari per poi sparire in un mucchio di microparticelle. Quanto sia concreta questa strada lo dimostra il fatto che Intel, una delle maggiori case costruttrici di elementi per computer, è coinvolta nella ricerca. "Stiamo lavorando da tre anni a questo progetto e quanto più passa il tempo tanto più ci sembra realistico", ha detto Glodstein.

    Al momento i ricercatori stanno lavorando con 4 catoms che hanno dimensioni centimetriche, al cui interno vi sono un microcomputer e 24 elettromagneti che danno loro modo di muoversi nelle più diverse direzioni. Dando loro istruzioni i catoms si dispongono come voluto. "Ora stiamo già progettando catoms di dimensioni millimetriche che si muoveranno sfruttando le forze elettrostatiche. Ai veri "catoms" arriveremo tra circa vent'anni", dice Glodstein.

    Il problema principale riguarda il modo con cui alimentare i catoms, perché è complesso dare loro energia dall'interno. "Per questo si sta pensando ad una piattaforma esterna che induce corrente all'interno dei catoms", spiega Babu Pillai della Intel. Per far muovere un oggetto bisognerà creare un'alimentazione variabile che induca i vari catoms ad assumere posizioni diverse in base alla quantità di energia che riceveranno. Sembra che vi sia una risposta ad ogni problema. Alla fine cadrà il nono comandamento: "Non desiderare le cose altrui", basterà un mucchio di "catoms" e ognuno potrà avere una copia dell'oggetto desiderato.

    Articolo di Luigi Bignami apparso su Repubblica.it  

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